Aquarium introducing life at coral reef.

La letteratura accademica è piena di sottili distinzioni tra innovazione e invenzione, e la stessa creatività viene declinata in diverse modalità (artistica, tecnologica, scientifica).

Credo che sia da preferire una posizione di osservazione più ampia possibile e multi-disciplinare, quella delle “buone idee”.

Ma come e dove nascono le buone idee?

Pensiamo sempre che le grandi invenzioni nascano da colpi di genio individuali, mitizzando la creatività, definendola come il frutto di visioni estemporanee avulse dal contesto storico e ambientale. Invece, osservando sotto un profilo storico quelle che sono state le maggiori invenzioni dell’uomo, ci rendiamo conto che i contesti ambientali aperti e le piattaforme condivise sono i fattori che maggiormente hanno influito sulla creatività, quali percorsi condivisi e convergenti, e non come frutto di un’avventura individuale.

È più utile quindi, favorire la libera circolazione delle buone idee, che difenderne l’esclusività attraverso meccanismi di proprietà intellettuale. Basta osservare l’innovazione nella natura e nella cultura dove sono gli ambienti aperti a favorire l’innovazione, dove le buone idee hanno bisogno di collegarsi, fondersi, ricombinarsi, reinventarsi, ma anche di dialogare quanto di competere.

Dalle descrizioni di Darwin sulla barriera corallina, dove aveva constatato un’incredibile biodiversità e una forte competizione per le risorse (la lotta per la sopravvivenza è universale in natura), possiamo desumere che non è la competizione che la rende così incredibilmente viva e inventiva, ma è la capacità e il modo in cui i diversi organismi hanno imparato a collaborare, a condividere le risorse presenti.

Le buone idee amano quindi l’affollamento, le grandi città (come le barriere coralline) e la rete come campi aperti di sviluppo e d’azione.