catene

Esiste un’atteggiamento, spesso riscontrabile e identificabile da tutti noi, che replica un comportamento inefficace o sbagliato, un comportamento che consiste nel perseverare nell’errore di giudizio, con la pretesa della coerenza e inflessibilità, ma che invece sottende un’ostinata cecità e che alla fine ha un costo molto alto nelle relazioni sociali.

Un docente di Berkeley, Barry Straw, in un’articolo elenca diversi casi di questo atteggiamento, e si chiede se in tutte queste circostanze l’errore di giudizio derivi dalla mancanza di informazioni, o se sia causato da una cecità soggettiva; alla fine arriva alla conclusione che ci troviamo a cospetto di catene di decisioni, dove a un errore ne sussegue inevitabilmente un’altro, dove cambiare idea e atteggiamento implicherebbe decisioni nuove, e ammettere l’errore del precedente giudizio, il venir meno della propria autostima dimostrandosi indecisi e deboli, innescando il meccanismo perverso di dare la colpa del fallimento a cause esterne, cercando di dimostrare che le decisioni precedenti erano le migliori possibili, arrivando addirittura a manipolare anche le informazioni per suffragarne la veridicità.

É la necessità di dimostrare a se stessi e agli altri di essere competenti e di essere nel giusto a rappresentare una vera e propria trappola che irrimediabilmente pone dalla parte sbagliata, “a ogni costo”, e a danno del contesto relazionale e sociale.